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Crisi e cambiamento: perché cambiare è così faticoso e, a volte, doloroso.

“Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni perché la crisi porta a progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato” – A. Einstein

Queste sono le parole di un genio, un visionario, una mente che ancora oggi ringraziamo di aver avuto per la sua eccellenza. In queste poche parole, Einstein esprime quanto la crisi, di qualsiasi tipo, porti angoscia e smarrimento ma anche qualcosa di prezioso, l’opportunità. Opportunità di creare il nuovo, di innovare, di cambiare strada.

Ma quanto è difficile lasciare la strada che abbiamo sempre percorso? Quanto ci mettiamo per decidere di lasciarla anche se oggi non ci da più niente? La ragione è semplice: ciò che conosciamo è sempre più confortante di qualcosa di ignoto.

Ma cambiare è un diritto. E a volte anche un dovere. Per sé stessi, per gli altri.

Ed è sempre una gran fatica: disgregare quello che si è costruito, analizzare cosa tenere e cosa lasciare andare, aggiungere qualcosa di nuovo, integrare, ripartire. A volte il processo è lento ed è necessario mantenere alte la fiducia, la costanza e la determinazione per arrivare dove si vuole.

Ma c’è anche un perché oggettivo per cui bisogna durare tutta questa fatica. In realtà, non è che un allenamento e una preparazione verso quello che ci aspetta, è tirare fuori risorse che neanche si pensava di avere, è creare la “muscolatura” giusta per ciò che saremo chiamati a fare.

C’è una metafora che descrive questo processo in modo veramente semplice e chiaro: la metamorfosi da crisalide a farfalla.

Divenendo crisalide, il bruco ha praticamente completato la sua trasformazione in lepidottero. Tuttavia, ha ancora una prova da superare per diventare una vera farfalla: deve riuscire a rompere il bozzolo nel quale è avvenuta la trasformazione per potersene liberare e prendere il volo. Al contrario del bruco, che ha tessuto il suo bozzolo a poco poco, in maniera graduale, la futura farfalla non può liberarsene allo stesso modo, lasciandolo gradualmente. Dovrà raccogliere abbastanza forza nelle ali da riuscire a rompere questa costrizione fatta di seta in un unico tentativo. E’ grazie a questa prova e alla potenza che richiede di accumulare nelle giovanili ali che la farfalla sviluppa la muscolatura in grado di farla volare in seguito. Colui che trascura questo aspetto così importante e che, illudendosi di aiutare una farfalla a nascere, ne rompe il bozzolo, vedrà nascere un lepidottero totalmente incapace di volare, poiché non gli avrà dato modo di utilizzare la resistenza della sua prigione di seta per costruire la forza necessaria a distaccarsi da questo peso e lanciarsi in seguito nel cielo.

Nella vita alcune prove sono indispensabili alla crescita, tali prove permettono di sviluppare in sé la forza necessaria a passare allo stadio successivo. La realtà è che ogni cambiamento, per quanto in meglio esso sia, comporta una notevole sofferenza, mette alla prova i nostri limiti e ci costringe ad acquisire nuove capacità, a rompere gli schemi, spesso sentendoci incapaci e soli in questo processo che, del resto, non può essere fatto da nessun altro se non da noi, proprio come fa la farfalla.

Ma, una volta superata quella prima fase di smarrimento e riuscendo ad arrivare al nuovo e aspirato equilibrio verso il proprio vero sé non ci sarà cosa più bella di volare in alto per raggiungere i propri obiettivi e chi si vuole essere davvero.

OPEN YOUR MIND

FREE YOUR BODY

LIVE YOUR LIFE-STYLE

Dott.ssa Marica Vignozzi

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