ATTUALITÀ

Cambiamento climatico: come influisce sul nostro stato psico-fisico?

“La natura può soddisfare tutti i bisogni dell’uomo, ma non la sua avidità.” – Mahatma Gandhi

Come ci ricorda la citazione del grande maestro M. Gandhi, il mondo ha tutto da offrirci per soddisfare i nostri bisogni ma la mancanza di rispetto e lo sperpero di risorse che ha caratterizzato l’uomo nella sua evoluzione non sono compatibili con il perfetto equilibrio delle leggi che la natura ha creato. Infatti, l’antropizzazione (dal greco: ànthrōpos, uomo), ovvero l’insieme degli interventi di trasformazione e alterazione che l’uomo compie sul territorio allo scopo di adattarlo ai propri interessi e alle proprie esigenze, ha contribuito a creare il pericoloso disequilibrio naturale e climatico in cui viviamo oggi. E l’unica via, non solo per interrompere questo rovinoso ciclo ma anche per salvaguardare il genere umano stesso, non è che quella di tornare ad avere consapevolezza degli elementi, dei cicli naturali e vivere in armonia con essi, ripristinando una relazione tra l’ambiente e l’umanità che, paradossalmente, dovrebbe essere intrinsecamente sana in quanto il benessere dell’uno equivale al benessere dell’altra e viceversa.

I drammatici eventi climatici che sono avvenuti negli ultimi mesi, nel nostro paese e non, devono aprirci gli occhi sulla pericolosità della situazione che grava sul pianeta e che, inevitabilmente, genera ripercussioni fisiche, psichiche e sociali. Cosa può aiutarci a gestire questi cambiamenti catastrofici e indirizzare le energie verso comportamenti più costruttivi? Innanzitutto, per risolvere qualsiasi problema, il primo passo è sempre quello di conoscere il problema e, in questo caso, prenderne consapevolezza attraverso quella che viene definita alfabetizzazione climatica. Cosa significa e che cosa sta succedendo al clima?

ALFABETIZZAZIONE E CAMBIAMENTO CLIMATICO

Per alfabetizzazione climatica si intende l’educazione e la diffusione di conoscenze sul clima e sui cambiamenti climatici, ha l’obiettivo di aiutare le persone a prendere decisioni informate sull’ambiente ed è, pertanto, il punto di partenza necessario per affrontare la situazione.

La profonda trasformazione antropogenetica, citata in precedenza, ha causato diversi eventi dannosi tra cui l’accumulo di gas serra nell’atmosfera, ovvero gas che catturano la luce solare impedendogli di tornare nello spazio, con particolare aumento delle emissioni di anidride carbonica (CO2), uno dei gas serra che contribuisce maggiormente al riscaldamento globale, e numerosi studi scientifici (IPCC, 2013; 2021) supportano il legame tra quello che è stato definito effetto serra e il cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico è una modifica a lungo termine dei modelli meteorologici della Terra, che può includere variazioni nella temperatura media, precipitazioni, venti e altri parametri atmosferici con conseguenze quali: riscaldamento globale, crisi o catastrofi climatiche ed eventi meteorologici estremi (es. ondate di calore o freddo estremo; tempeste di neve o grandine; uragani, tifoni, tornado; siccità, incendi boschivi o alluvioni). Pertanto, in tale situazione globale i fenomeni di urbanizzazione, deforestazione, estrazionismo, mercificazione di elementi naturali, maltrattamento animale e, in generale la dissacrazione di luoghi, animali e altri elementi naturali, non fanno che continuare ad aggravare il degrado e la situazione climatica. Alla luce di tutto questo, è evidente come ci siano diversi elementi di criticità che ci circondano, in quanto i sistemi naturali sono interconnessi e, pertanto, l’equilibrio, così come purtroppo il disequilibrio, si amplificano a vicenda creando un impatto complessivo maggiore rispetto alla somma delle singole crisi, costituendo una situazione attuale di “policrisi“.

EFFETTI DEL RISCALDAMENTO GLOBALE SULL’UOMO

Ciò che sta accadendo a scapito dell’uomo è che il riscaldamento globale sta progressivamente riducendo la nicchia climatica, ovvero le aree in cui si trovano condizioni di temperatura e di umidità adatte a sostenere la vita. La nicchia climatica umana si aggira tra gli 11°-15°C ma, a causa di un limite dell’adattamento dell’uomo, le sensazioni di gelo o calore sono estremamente influenzate dai tassi di umidità. Ad esempio, la media di sopravvivenza a 35°C con 100% di umidità o 46° C con 50% di umidità è di circa 6 ore e ciò rende evidente il fatto che, al giorno d’oggi, già più di 600 milioni di persone si trovano fuori dalla nicchia di sopravvivenza (World Economic Forum, 2023).

Allo stato attuale, le minacce di sopravvivenza per l’ambiente e per l’uomo sono molteplici così come le conseguenze del protrarsi di tale situazione. Ecco alcuni esempi:

  • Danni economici, sanitari, umanitari dati da eventi metereologici estremi.
  • Danni alla catena agro-alimentare.
  • Iniquità e incertezza nell’accesso all’acqua.
  • Disparità nell’accesso a risorse primarie (con un possibile aumento di nuove guerre e conflitti a causa della difficoltà nella spartizione delle risorse).
  • Estinzioni di massa (cosa ne sarà della nostra specie?).
  • Crisi spirituale ed esistenziale.
  • Rischi per la salute psico-fisica.

IMPATTO DELLA CRISI CLIMATICA SULLA SALUTE MENTALE

È chiaro quanto anche la nostra salute fisica e mentale possa risentire della crisi in corso e, per la salute mentale nello specifico, negli ultimi anni sono stati rilevati aumenti poco rassicuranti nei tassi di problematiche psichiatriche, psicologiche e comportamentali (es. aumento di aggressioni interpersonali e violenza, aumento dei tassi di suicidio, aumento di accessi al pronto soccorso psichiatrico, aumento di ansia e depressione in comorbilità…). Inoltre, è stato rilevato che la crisi climatica può avere un impatto maggiore su alcuni gruppi ritenuti più vulnerabili rispetto a tale cambiamento, ad esempio, popolazioni indigene, persone con fragilità psichiatrica, bambini e adolescenti, donne, agricoltori, soccorritori, attivisti, scienziati e ricercatori.

Infine, esistono differenze nei danni di chi ha subito effetti diretti dovuti a disastri naturali (eventi atmosferici, distruzione, degrado, ecc.) rispetto a che li subisce indirettamente (povertà, abbassamento della qualità della vita, violenza, ecc.) ma le reazioni psicologiche si rivelano similari: ansia, depressione, PTSD, abuso di sostanze, trauma intergenerazionale, esperienze avverse dell’infanzia (ACES), compromissione cognitiva, distress climatico ed eco-ansia, costrutti, questi ultimi, nati a fronte di nuove tipologie di emozioni (emozioni climatiche, legate al cambiamento climatico, ed eco-emozioni, legate alla distruzione dell’ambiente) causate specificatamente dalla situazione attuale.

Il termine distress indica un livello alto di stress prolungato nel tempo a cui conseguono un esaurimento delle risorse individuali, sensazioni negative, un alto grado di preoccupazione e senso di impotenza rispetto alla situazione, pertanto per distress climatico si intende l’insieme delle emozioni negative riguardo il cambiamento climatico a cui fanno seguito molte emozioni negative legate al clima tra cui eco-paura, eco-rabbia, eco-trauma e, anche, eco-ansia. Per l’American Psychological Association (APA, 2017) l’eco-ansia è “la paura cronica di un cataclisma ambientale (environmental doom) che deriva dall’osservazione dell’impatto apparentemente irrevocabile del cambiamento climatico e la preoccupazione associata per il proprio futuro e quello delle prossime generazioni.”

Tali nuove sensazioni ed emozioni possono portare estrema sofferenza nell’individuo conducendo a congelamento, risposte negative e disfunzionali ma, come qualunque nostra reazione interna, anche se negativa, nasce dalla necessità di porre la nostra attenzione su un problema al fine di risolverlo, pertanto, in quanto derivanti dallo stato di salute attuale del nostro pianeta, sono, in realtà, conseguenze naturali, sane e utili se ci conducono ad avere un maggiore focus sul problema stesso, alla presa di responsabilità, a risposte adattive e alla ricerca di soluzioni costruttive che conducano verso un cambiamento necessario.

PSICOLOGIA CLIMATICA ED ECO-PSICOLOGIA

La psicologia climatica nasce intorno agli anni ’60 con Robert Greenway, considerato il padre dell’eco-psicologia, in un contesto storico e culturale di attenzione a fenomeni sociali e ambientali. Essa si occupa di:

  • Evidenziare le conseguenze esistenziali, psicologiche, emotive e sociali originate dal considerare l’essere umano separato dalla natura.
  • Studiare i fenomeni psicologici derivanti dal contatto con ambienti diversi.
  • Studiare il collegamento tra comportamenti ecologicamente non-sostenibili e aspetti culturali e psico-sociali.
  • Verificare l’impatto spirituale, cognitivo, emotivo e comportamentale dei fenomeni ecologici e climatici.
  • Sperimentare la cura dei disagi mentali attraverso forme di terapia non convenzionali come esperienze outdoor e altre forme di eco-terapia.

L’eco-psicologia è considerato un “modello della mente allargato”, ovvero una rappresentazione che descrive la mente umana, non solo ponendo attenzione al funzionamento umano in senso stretto, ma descrivendo la psiche dell’individuo come derivante da altri sistemi correlati tra loro: quello interpersonale o relazionale, quello culturale e, ovviamente, quello eco-sistemico.

In altre parole, questo modello allargato della mente è una prospettiva che considera l’essere umano come parte di un ecosistema più ampio e riconosce che il benessere psicologico non dipende solo dalle nostre emozioni o dai nostri pensieri, ma anche dalla relazione con gli altri esseri viventi, dal contesto culturale e dal rapporto che instauriamo con l’ambiente ecologico, gli eco-sistemi, l’intero pianeta.

Per questo oggi diverse organizzazioni, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), stanno andando verso un nuovo significato di salute che integri tutti i sistemi interconnessi, definito One Health ovvero “un approccio interdisciplinare, che esamina le molteplici connessioni tra la salute umana, animale e ambientale al fine di valutare e gestire la complessità dei rischi per la salute. Pertanto, il quadro concettuale One Health deve essere considerato come un importante supporto nell’attuazione delle azioni di sanità pubblica” (ISS, 2021).

COSA POSSIAMO FARE PER PRENDERCI CURA DI NOI E DEL NOSTRO FUTURO

Si rende davvero necessaria la conoscenza di questi temi sia per la promozione di cambiamenti costruttivi e resilienti sia per accogliere e riconoscere disagi e difficoltà personali e sociali. Ecco qualche consiglio utile per indirizzare le energie in modo positivo:

  • Alfabetizzazione Climatica: informarsi e riconoscere la crisi in atto.
  • “Sdoganare” conversazioni su clima ed ecologia senza farsi scoraggiare dai tabù.
  • Non interpretare come patologia risposte di allarme sane al problema.
  • Prendersi cura delle proprie emozioni legate al cambiamento climatico.
  • Fronteggiare il problema attraverso azioni attive, sia nel nostro piccolo che in collaborazione con gli altri (es. attivismo).
  • In generale, impegnarsi per una (ri)connessione con la natura.

L’ottica che ha caratterizzato l’uomo fino a questo momento è stata quella di usare qualsiasi risorsa naturale illimitatamente e a proprio piacimento ma questa strada non è più praticabile e si sta rivelando molto distruttiva, è davvero necessario ripristinare l’equilibrio. Del resto, la natura ha tutto da offrirci, se ci prendiamo cura di Lei, ci prendiamo cura anche di noi stessə.

Un abbraccio, Marica

Bibliografia

  • Cianconi, Janiri, Hanife, Grillo (2023), Salute Mentale e Cambiamento Climatico, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Climate Psychology Alliance (2023), Manuale di Psicologia Climatica. Traduzione Italiana a cura di Lucia Tecuta, Camilla Gamba, Paola Sabatini, Climate Psychology Alliance (CPA).
  • Roszak (1992). La Voce della Terra, Xenia Edizioni, Pavia.

Sitografia

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