BENESSERE

“Disattivare” il dolore: il ruolo della psicologia

“Nessuno può farti più male di quello che fai tu a te stesso.” – M. Gandhi

Il dolore fisico rappresenta un’esperienza sgradevole sia a livello sensoriale che emozionale e può essere associato a un danno reale, potenziale o, talvolta, psicosomatico. Nonostante provarlo possa essere debilitante per la persona, è necessario sapere che esso ha una funzione fondamentale per il nostro organismo: è la parte più importante del sistema di protezione del corpo e rappresenta la risposta del nostro cervello alla percezione di pericolo che può nuocere e portare disequilibrio al sistema. La sua funzione primaria è quella di metterci in moto per compiere un’azione che modifichi tale situazione, pertanto, ha  il ruolo di garantire la nostra sopravvivenza proteggendoci da stimoli o situazioni pericolose.

COME FUNZIONA IL DOLORE?

Il dolore, quindi, è prodotto dall’attivazione di un estesa rete neuronale del cervello e dagli stimoli sensoriali derivanti da lesioni, infiammazioni o altre patologie. Il processo attraverso cui l’informazione di un danno viene trasmessa al sistema nervoso centrale è definito nocicezione e i nocicettori sono i neuroni che si attivano nel momento in cui viene superata una certa soglia di stimolo, con il compito di trasmettere il messaggio al resto del corpo. Inoltre, il dolore ha aspetti soggettivi in quanto è influenzato dal contesto ambientale, sociale ed emotivo nonché da aspetti psicologici della persona.

TIPI DI DOLORE

Esistono diverse tipologie di dolore:

  • Dolore Nocicettivo: è il dolore che deriva da un danno reale dovuto all’attivazione dei nocicettori e causato da stimoli termici, meccanici, chimici.
  • Dolore Neuropatico: causato da una lesione o patologia del sistema nervoso somatosensoriale. Si può manifestare senza sintomi dolorosi, ma con altri sintomi tipici come disestesia o parestesia, ovvero sensazioni come intorpidimento o formicolio.
  • Dolore Nociplastico: è dovuto ad un’alterazione del sistema di nocicezione , ovvero il dolore è presente nonostante la mancanza di un chiaro danno che ne causi l’attivazione.
  • Sensibilizzazione Centrale: è data dall’aumentata risposta dei neuroni nocicettivi nel sistema nervoso centrale, spesso in seguito a un danno cerebrale (es. ictus), provocando dolore anche se gli stimoli che arrivano sono normali o sottosoglia.
  • Dolore Riferito: dolore percepito in zone differenti dalla parte da cui ha realmente origine.

Inoltre, possiamo riconoscere un ulteriore tipo di dolore, ovvero quello definito psicosomatico. In questo caso, la sensazione dolorosa non è associabile ad un disturbo o trauma e, sebbene sia una risposta reale del corpo, è spesso generato, e soprattutto mantenuto, da fattori di natura emotiva quali stress, ansia, conflitti, traumi, ecc. con la conseguente necessità, al fine di superare il problema, di riconoscere le reali cause, esprimere le proprie emozioni e compiere azioni che cambino la situazione ambientale, emotiva e relazionale.

A prescindere dalla tipologia, il dolore può essere acuto, cioè può presentarsi anche intenso ma di breve durata, o cronico, ovvero di durata uguale o superiori a 3 mesi e/o talvolta permanente. Ed è proprio quest’ultimo che sarà preso in considerazione nel presente articolo in quanto la situazione che ne consegue può avere un impatto psicologico importante sulla persona.

DOLORE CRONICO E SALUTE MENTALE

“L’emozione sorge laddove mente e corpo si incontrano.”

Quando si percepisce dolore e, come anticipato, in particolare quello cronico, possono scaturire in noi emozioni negative di impotenza e frustrazione. Inoltre, come anticipato, nel dolore psicosomatico sono le cause emotive stesse a contribuire alla generazione del problema.

DOLORE E STRESS INTERCONNESSI

Esiste un circolo vizioso tra dolore e stress: la percezione del dolore provoca stress ed essa incrementa all’aumentare dell’altro stabilendo, spesso, un circuito che si autoalimenta. Il ruolo della psicologia nel dolore, e specialmente in quello che definiamo come dolore cronico o persistente, è quello di andare a lavorare sugli aspetti psicologici che possono aiutare a ridurre lo stress e, quindi, il precedente citato circolo vizioso Stress–Dolore.

EUSTRESS E DISTRESS

Per capire meglio la natura dello stress è necessario sapere che ne esiste uno “buono” (EUSTRESS, stress POSITIVO), ovvero un livello di attivazione ottimale che supporta la nostra performance, che ci motiva e ci mette in azione in modo positivo, e uno “cattivo” (DISTRESS, stress NEGATIVO) dato da un suo eccessivo aumento, come nel caso del dolore cronico o persistente, che influisce negativamente non solo sulla percezione del dolore come visto in precedenza, ma anche sulla performance appunto, aumentando le sensazioni negative e diminuendo sia la possibilità di fare azioni quotidiane sia la capacità di organizzazione e ricerca di soluzioni adeguate.

(La legge Yerkes-Dodson, 1908)

Un esempio: a causa del mio dolore non riesco a concentrarmi a lavoro come vorrei oppure il dolore mi limita e non posso fare quello che facevo prima (attività ricreative, sociali, quotidiane). Lo stress dovuto a queste situazioni può condizionare negativamente la mia motivazione e la mia aderenza alla cura influendo così sulla mia performance e sulla mia compliance al trattamento.

Una citazione dice: non dire “Non ce la faccio, non ci riesco” perché il tuo inconscio non ha il senso dell’umorismo e te lo ricorderà ogni volta che ci proverai. Il mix di dolore e stress di cui stiamo parlando può provocare un aumento dei pensieri negativi riguardo noi stessi e la nostra capacità di risolvere il problema pertanto agire a livello psicologico è importante per andare a lavorare sulla nostra sensazione di efficacia e, quindi, aumentare la motivazione. Come fare?

LOCUS OF CONTROL ESTERNO E INTERNO

Per capire come agire per aumentare l’aderenza e la compliance alla cura è fondamentale parlare del concetto di locus of control. Esso descrive come affrontiamo le situazioni che si presentano e si distingue tra esterno, ovvero la sensazione di non avere il potere di risolvere le cose, e interno, che rappresenta il recupero del proprio potere necessario ad affrontare la situazione.

Il LOCUS OF CONTROL ESTERNO non permette di agire ed esprime l’atteggiamento passivo di lasciare la responsabilità di quello che ci succede all’esterno e alle altre persone.

EFFETTI: non controllo le situazioni, mi lamento, non riesco a risolvere.

Al contrario, con il LOCUS OF CONTROL INTERNO posso prendere in mano la situazione, mi assumo la responsabilità in prima persona e mi sento causa attiva di ciò che mi succede.

EFFETTI: Conosco, Comunico, Agisco, Risolvo.

Ecco, quindi, che recuperare la capacità di locus of control interno permette di recuperare la responsabilità personale sul proprio stato consentendoci finalmente di agire e chiederci: “Anche se questa mia condizione è cronica, cosa posso fare io per far sì che migliori”? Una volta raggiunto questo possiamo finalmente affrontare la situazione attraverso strategie di coping (coping=fronteggiamento) che siano davvero utili a risolvere il problema, ad esempio:

  • Analizzare la situazione e trovare le azioni da intraprendere
  • Hobbie e attività di piacere (che producono dopamina, l’ormone del piacere)
  • Quando possibile, esercizio fisico (che stimola la produzione di endorfine, sostanze che generano benessere e riduzione dello stress dato il loro potere analgesico ed eccitante )
  • Dieta sana, per aumentare benessere e qualità della vita
  • Gestione emotiva, pensiero positivo e azioni efficaci
  • Parlare con qualcuno che possa aiutarti a cambiare le cose

Riassumendo, è davvero importante gestire l’impatto emotivo che provoca il dolore e un supporto psicologico può aiutare a trovare maggiore lucidità e positività per affrontare la situazione. Di seguito, un piccolo esercizio da ripetere con costanza che speriamo possa aiutarti a gestire i momenti difficili.

Esercizio: rilassamento per la gestione del dolore

  1. Siediti in un posto, al chiuso o all’aperto, che ti trasmetta calma e tranquillità.
  2. Attiva i 5 sensi (il gusto solo se stai assaporando qualcosa :D):
    • Concentra lo sguardo su cosa hai intorno, specie su elementi che ti piacciono
    • Ascolta i suoni e i rumori (puoi avere anche un tuo sottofondo musicale)
    • Percepisci gli odori dell’ambiente (o puoi scegliere una fragranza che ti accompagni nel rilassamento, ad esempio incensi o oli essenziali)
    • Attiva il tatto, poggia le mani sulle gambe o sulla superfice dove sei sedut* e piano piano porta l’attenzione sul corpo.
  3. Inizia a respirare profondamente:
    • Se sei già pratic* usa la respirazione diaframmatica, poni le mani sulla pancia in modo da sentirne il suo movimento
    • Se ti aiuta puoi contare da 1 a 5 mentre inspiri, trattenere per 2 conti per poi arrivare da 1 a 7 nell’espirazione (è importante che l’espiro sia prolungato)
  4. Continuando a respirare poni l’attenzione a tutto il corpo percorrendo mentalmente le varie parti che lo compongono.
  5. Adesso, presta attenzione a tutte quelle parti del corpo che percepisci come “sane”, esse sono il tuo sostegno e la tua forza, non dimenticarlo.
  6. Poi, metti attenzione a quella parte e quelle parti che prova/provano dolore e che ha/hanno bisogno del tuo supporto. Chiediti, cosa posso fare per prendermene cura oggi e in futuro?
  7. Infine, immagina come una luce curativa che si spanda da quelle parti a tutto il corpo e quando ti senti pront* prendi un bel respiro e riapri gli occhi.
  8. Prova ad ascoltare se, nel fare questo esercizio, sono tornate un po’ di lucidità e positività.

Attraverso la ricerca della tipologia di aiuto più indicata, affidandoti alle cure e mettendo in atto le giuste soluzioni è possibile tornare nuovamente alla guida della propria vita e del proprio benessere. Se hai bisogno di aiuto per questo argomento non esitare a contattarmi.

Un abbraccio e a presto,

Marica

Bibliografia

  • Van der Kolk B. (2014), Il corpo accusa il colpo, Cortina, Milano.

Sitografia

Dolore Cronico

Dolore Psicosomatico

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