RELAZIONI

Rispettare e farsi rispettare: coltivare l’Assertività

“Un NO pronunciato con convinzione è molto migliore di un SI pronunciato unicamente per compiacere o, ancora peggio, per evitare problemi.” – Mahatma Gandhi

Come visto nel precedente articolo sull’intelligenza emotiva, situazioni che inducono senso di minaccia, fastidio o sensazione di mancanza di rispetto dei propri bisogni possono causare nel nostro sistema una sorta di cortocircuito che può portare al rischio di perdita di lucidità e impossibilità di rispondere in modo efficace nei confronti di ciò che si presenta. In questo senso, sia il nostro atteggiamento che la nostra comunicazione non riescono a trasmettere realmente ciò che vorremmo, occorre recuperare il controllo di sé affinché possiamo essere nuovamente in grado di farlo.

Per assertività si intende la capacità di rimanere calmi, lucidi e fermi anche in situazioni spiacevoli trasmettendo negli altri un forte senso di sicurezza, autorevolezza e, a seconda dei contesti, leadership. A livello comunicativo significa essere chiari, diretti e trasparenti esprimendo le proprie opinioni e ascoltando quelle altrui, senza aggredire ma senza neanche farsi prevaricare. È un punto d’equilibrio, una connessione reale o un compromesso necessario tra il proprio mondo interno e quello esterno.

Coltivare l’assertività ci permette di affrontare in modo positivo disaccordi o conflitti relazionali in qualsiasi ambito ed è necessario principalmente capire se nella maggior parte delle situazioni che si presentano riusciamo effettivamente ad essere assertivi o se siamo orientati più sui versanti aggressivo, ovvero tendiamo a non ascoltare, giudicare ed imporci sugli altri, oppure passivo, la tendenza a non esprimere in modo chiaro opinioni e desideri al fine di compiacere gli altri ma finendo poi per lamentarsi in quanto non sono stati rispettati i propri bisogni.

Come accennato precedentemente l’atteggiamento assertivo prevede la capacità di controllo su di sé e sulle proprie emozioni attraverso l’ascolto di sé stessi e degli altri al fine di trovare un compromesso tra i propri bisogni e quelli altrui e, anche se riteniamo di mettere in campo quotidianamente tutte queste preziose risorse, non è così semplice mantenerle in qualsiasi momento. Persone che si comportando in modo aggressivo nei nostri confronti possono indurci a diventare aggressivi a nostra volta o, al contrario, annullano la nostra capacità di difesa spingendoci sul versante della sottomissione e della passività; come, allo stesso modo, può non essere facile instaurare un contatto con persone che fanno fatica ad esprimersi e che, mettendo in atto comportamenti passivi o, talvolta, passivo-aggressivi (ovvero comportamenti apparentemente passivi, come il silenzio, che però hanno il fine di ferire o imporre il proprio volere), si barricano nel silenzio senza dare la possibilità di confronto. In entrambi i casi, anche se non è semplice, l’assertività può essere la chiave per mantenere una conversazione su un piano di dialogo e impedire un escalation che arrivi al mero scontro personale o fare breccia per creare un’apertura che offra un canale di comunicazione. Vediamo un esempio:

Sei al bancomat, stai ultimando l’operazione di cui hai bisogno e stai impiegando qualche momento in più, una persona in fila ti ti invita in modo maleducato a sbrigarti perché ha fretta e non può aspettare.

Cosa ti verrebbe da fare? Stare in silenzio e magari annullare l’operazione per cedergli il posto? O rispondere a tono nel tentativo di non essere disturbato? Ecco, nel primo caso il rischio è di incorrere in un comportamento passivo, non tanto perché ci sia qualcosa di sbagliato nello stare in silenzio o cedere il posto, può anche essere una soluzione nel caso in cui questo ci alleggerisca di un problema ma non lo è più nel momento in cui sentiamo che avremmo dovuto difenderci e non lo abbiamo fatto. Nel secondo caso, invece, il rischio è di fare il gioco del prepotente di turno rispondendo a tono e magari rischiando di litigare. Cosa fare quindi? Come si mantiene l’assertività in questi casi?

Proviamo a ripercorrere i vari step:

  1. Mantenere la calma e non permettere che l’atteggiamento di un’altra persona sia per noi perturbante, questo è sintomo di sicurezza e fermezza..
  2. Sorridere o comunque mostrare che quell’atteggiamento non ci ha per niente impressionato e rispondere con calma ed educazione qualcosa del tipo: “Immagino che abbia molta fretta, qualche istante per concludere la mia operazione e le lascio il posto.”

In questo caso un comportamento aggressivo e maleducato rischia di mettere alla prova il nostro atteggiamento ma, allo stesso tempo, il mantenerlo può essere le chiave per affievolirlo. Possiamo provare a fare altri esempi ma la chiave di lettura è, più o meno, sempre la stessa. Immaginiamo che una persona ripeta sempre lo stesso comportamento nei nostri confronti, sarà necessario esprimere il nostro disagio e capire il perché l’altro non riesca a fare a meno di ripetersi. Oppure una persona ci fa una richiesta irragionevole o impossibile e siamo costretti a dire di NO, sicuramente spiegare il perché del rifiuto e cercare di trovare un compromesso più plausibile per entrambi può essere una via. O ancora, stiamo cercando di parlare con una persona che fatica o rifiuta di esprimersi e non spiega il perché di tale chiusura, ecco che trasmettere il fatto che capiamo quanto sia difficile aprirsi ma anche esprimere che abbiamo il desiderio di ascoltare per migliorare il rapporto può essere una possibilità.

Quindi, è chiaro quanto coltivare l’assertività e saper gestire le situazioni a livello comunicativo possa diventare davvero un potente “strumento” per trasformare possibili momenti di scontro in confronto costruttivo, a questo link puoi trovare un breve video sul tema.

Esercizio: allenare l’assertività in 3 passi.

Se vuoi fare emergere le tue capacità assertive o se ti trovi in un momento dove possono essere messe alla prova, cerca di:

  1. Creare spazio e ritrovare la lucidità: fermati a riflettere prima di rispondere, più si coltiva l’assertività e più che le risposte diventeranno spontanee ma in alcuni casi sarà proprio necessario rimandare la conversazione a un altro momento. Non preoccuparti se per adesso non hai la risposta pronta, prova a riflettere a posteriori: se mi ritrovassi nella stessa situazione vorrei rispondere qualcosa di diverso? Cosa?
  2. Usare IO anziché TU: non attaccare la persona con frasi come “Tu sei…”, “Tu fai sempre…”, “Tu non riesci mai…”, cerca di partire dal tuo punto di vista “Secondo me…”, “Questa cosa mi fa sentire…”, “Avrei bisogno…” e chiedi poi all’altro il proprio punto di vista.
  3. Saper dire NO: se siamo impossibilitati a fare qualcosa è fondamentale rifiutarsi per non rischiare di incorrere in difficoltà lamentandosi dell’azione subita. Spiegare il perché e proporre un’eventuale altra soluzioni alla persona possono aiutare a non trasformare il messaggio in mancanza di volontà o disinteresse.

Per concludere ecco la regola generale da ricordare: cerca sempre di far valere i tuoi diritti senza mai dimenticarti di rispettare quelli degli altri.

Un abbraccio,

Marica

Bibliografia

  • Baggio F., Assertività e training assertivo, Franco Angeli, 2013.
  • Cozolino L., Il cervello sociale, Cortina, Milano, 2008.
  • Goleman D. (1995), Intelligenza Emotiva, Rizzoli Libri, Milano.
  • Liotti G, La dimensione interpersonale della coscienza, La Nuova Italia, Roma, 1994.

Sitografia

Assertività: ovvero come imparare a farsi rispettare

3 pensieri su “Rispettare e farsi rispettare: coltivare l’Assertività”

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